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LE
ZONE COSTIERE
Questo
tratto delle coste greche continentali è quello meglio conservato,
proprio perché su di esso non grava nessuna città importante.
Riportiamo una sintesi dei siti più interessanti che si incontrano
partendo dal confine albanese e arrivando fino alla cittadina di Preveza,
dove incomincia l'itinerario interno.
Dintorni
di Igoumenitsa Sono ancora ricchi di risorse anche in piena stagione.
Verso nord , e cioè nel breve tratto tra Igoumenitsa e il confine
albanese, è da segnalare il villaggio di Sagiada, tutto pace e
natura, con il suo porticciolo ed i suggestivi dintorni di spiagge, lagune
e colline dove le sole presenze sono quelle di alcuni pastori e qualche
yacht in cerca di riparo e di solitudine. Verso sud segnaliamo innanzi
tutto il centro di Plataria, di recente sviluppo, e le splendide baie
di Sivota e Perdika: in piena stagione si registra un certo affollamento,
peraltro sopportabile, ma esplorando le baiette vicine si trovano tante
sistemazioni che a provarle tutte se ne andrebbe una vacanza intera.
Parga
Il più grazioso dei paesi costieri, ancora esente da forme importanti
di degrado, al centro di una insenatura e di una costa stupende. Ma letteralmente
inavvicinabile in agosto, per l'invasione di turisti invadenti e chiassosi
e delle loro automobili, che occupano i bordi della strada per lunghi
tratti ben oltre i confini dell'abitato: in quel periodo l'atmosfera di
un tempo è solo un lontano ricordo. Ma fuori stagione è
tutta da godere,
Villa
Sarakina Bella insenatura, segnalata da un bivio nei pressi di un
valico poco a sud di Perdika. Guardatevi dalla tentazione di scendere:
al termine della discesa la strada si stringe angosciosamente, mancano
spazi di parcheggio, e si registrano paurosi grovigli di auto che non
riescono ad andare né avanti né indietro.
Ammoudià
Stupenda baia alle foci dell'Acheronte. Prima c'erano pochissime case
e un paio di ristorantini: oggi i punti di ristoro si sono moltiplicati,
e si è instaurata un'area di campeggio libero frequentatissima.
L'atmosfera è molto allegra anche la sera, e l'affollamento é
sempre sopportabile (forse perché il sito non è ancora citato
su nessuna guida). Un comodo imbarcadero permette di effettuare stupende
escursioni nautiche sia risalendo il fiume che avventurandosi in mare
lungo la splendida costa rocciosa che si estende verso sud. Magnifica
è anche la lunga spiaggia, tenuta ammirevolmente pulita e dotata
di docce. In definitiva uno dei siti ancora di maggior fascino per il
plein air. 
Vrachos
e Lygia A sud di Ammoudià la strada si addentra e corre alta
sulla costa: tuttavia numerose deviazioni permettono di raggiungere una
litoranea solitaria e quasi continua. Per chi ama la solitudine non c'è
che l'imbarazzo della scelta, soprattutto lungo la costa a sud di Lygia,
sapendo anche che ovunque si trova sempre a poca distanza il solito ristorantino.
Chi vuole invece un minimo di compagnia scenda a Lygia dirigendosi poi
lungo la costa a nord dell'abitato. Troverà subito un sito bellissimo
frequentato da pochi camper nei pressi di un ristorante: bella spiaggia
con rocce sparpagliate qua e là, e mare cristallino. Più
a nord, verso Vrachos Beach, l'affollamento e l'urbanizzazione crescente
rompono invece l'incanto.
SORGENTI
DELL'ACHERONTE
Presso
le foci dell'Acheronte, in fondo alla piana che si trova dietro la citata
spiaggia di Ammoudià, si trova una collinetta detta Necromantìon.
Nell'epoca classica la piana era invasa dalle acque e questa collinetta
era un isolotto.
Qui c'era un luogo sacro, dove venivano portati i morti, che sarebbero
poi stati accompagnati nell'Ade risalendo in barca il corso del fiume.
Viene spontaneo a questo punto di chiedersi cosa avesse fatto credere
agli antichi che questa fosse la porta dell'altro mondo. La risposta si
ottiene risalendo l'Acheronte. Così facendo si giunge infatti ai
piedi di una catena di montagne imponenti, e probabilmente invalicabili
a quel tempo, dato che il solo passaggio per giungere dall'altra parte
(dunque nell'altro mondo) era costituito da una stretta gola percorsa
da forti correnti di acque gelide, che proprio in corrispondenza del punto
più stretto sgorgavano da ogni parte tumultuosamente attraverso
una miriade di sorgenti, quasi a voler sbarrare il passo ad ogni costo.
Oggi
questa risalita è assai più allegra. Arrivati a Glikì,
dove la strada per Ioannina passa sull'Acheronte, troviamo un ristorante
che si è
installato proprio sotto il ponte colonizzando anche le acque. Due comode
strade, asfaltate per quasi 2 km, con ampi spazi di parcheggio al termine,
risalgono la corrente su ambo le rive, e lungo tutto il percorso c'è
una allegra invasione di punti di ristoro, assai discreti, con le sedie
e i tavolini anche in acqua. Dal termine della strada in poi è
stato inoltre attrezzato un facile camminamento che porta senza difficoltà
alcuna alla gola e alle sorgenti. Nel tratto di fiume che va dai parcheggi
posti al termine delle
strade e Glikì (2 km) è stato infine organizzato un rafting,
ed il percorso, per la sua bellezza ed il tipo di corrente, sembra particolarmente
adatto ad esercitare questa attività con molto divertimento e poco
rischio.
Tutto
il percorso di risalita offre panorami spettacolosi sulle montagne, e
scorci ancora più suggestivi quando si entra nella gola, accompagnati
dal suono delle numerose sorgenti che gorgogliano lungo le pareti rocciose,
fuoriuscendo dalle fenditure e dalle radici dei grandi platani. Si procede
prima su passerelle, poi a guado e alla fine a nuoto finché si
esce dalla strettoia verso il cuore della montagna. E molti sono i visitatori,
tutti greci. Spesso più di quanti si trovino alle foci, sul mare.
Ma la moltitudine, in questo ambiente, non dà alcun fastidio.
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DODONI
A
Preveza si abbandona la costa e si segue la nazionale per Ioannina. Otto
chilometri prima di questa città si incontra una laboriosa deviazione
sulla sinistra, che sale a questo complesso archeologico insolito e spettacolare,
in uno scenario solitario e suggestivo al centro di una conca circondata
da aspre montagne. Si tratta di un complesso di costruzioni dedicate a
riti religiosi, sport e spettacolo, tra le quali si segnala per grandiosità
e conservazione il teatro. Località molto suggestiva anche per
la sosta in camper: oltre tutto le fresche ore del mattino sono le migliori
per la visita.
GROTTE
DI PERAMA
Si
trovano presso l'aeroporto di Ioannina, e sono ben segnalate e discretamente
attrezzate. La bellezza delle concrezioni è di valore assoluto,
e ne fa la grotta più importante di tutta la Grecia.
GOLE DI VIKOS: le zone alte
Anche
questo parco nazionale è praticamente conosciuto e frequentato
da soli greci, e neppure tanti. Le gole, caratterizzate da un rapporto
tra profondità e ampiezza così elevato da essere inserite
nel Guiness dei primati, costituiscono il fulcro di un grande parco nazionale
montano, al quale mancava soltanto il supporto di strade buone e di una
promozione turistica efficace, che oggi è stato loro fornito in
maggior misura che in passato.
Una
dozzina di km dopo aver superato Ioannina in direzione di Kozani si trova
il bivio per Monodendri: anni fa si trattava di una stradina dissestata,
con traffico scarsissimo: oggi troviamo invece una strada nuova e liscia,
che dopo pochi chilometri, in prossimità di un valico, presenta
anche un posto bellissimo per dormire. Si trova vicino ad un ristoro,
dove una breve deviazione sale verso un monumento (monumento alle donne
della Zagorià), con annesso ampio piazzale di parcheggio, stupendamente
panoramico su tutta la pianura e sulle montagne. Proseguendo si
raggiunge rapidamente Monodendri (il nome significa "unico albero",
con evidente riferimento alla piazzetta principale dove un unico immenso
platano situato al centro getta ombra sui tavoli di un ristorantino all'aperto),
che ieri era solo un tipico paese di montagna poco conosciuto e un po'
malandato, mentre oggi è un florido centro turistico perfettamente
rimesso a nuovo. E altrettanto rimessi a nuovo sono i sentieri, lastricati
e cosparsi di abbondanti segnalazioni, che convergono da ogni parte verso
l'ingresso alle gole, segnato dai resti di un monastero abbandonato. La
sola cosa rimasta uguale è il vertiginoso e lungo sentiero che,
sviluppandosi sopra una esile cengia tagliata sulla parete a picco, corre
per quasi 1 km a mille metri di altezza, aprendo squarci da infarto sulla
gola sottostante. Una moltitudine di giovani, corre normalmente con una
sorta di incoscienza quasi irritante lungo il percorso, trasmettendo però
in questo modo fiducia a quelli che hanno un approccio, diciamo cosi,
più razionale nei confronti del pericolo. In ogni caso la bellezza
impressionante dell'ambiente produce una specie di ipnosi, tipica delle
bellezze orride, che lega il visitatore per un tempo molto lungo.
Si
può raggiungere poi, grazie ad una strada recentemente migliorata,
un secondo belvedere, di accesso più tranquillo ma forse anche
più spettacolare. All'uscita di Monodendri la strada prosegue infatti
con un facile sterrato senza indicazioni. Seguitela, e in breve vi troverete
immersi in un fantastico paesaggio di "sfingi" (così
chiamano da noi quei blocchi di roccia stratificata che talora somigliano
alla celebre statua egizia), fino ad un magnifico pianoro (dotato anche
di una fontana, e quindi frequentato dai camperisti per la sosta) circondato
da queste formazioni rocciose. Qui si trova una indicazione per la località
Oxià, che dista circa 1 km, nel punto dove la strada termina in
un piccolo piazzale, ed inizia un breve sentiero che porta ad un belvedere.
Si tratta di un nido d'aquila dal quale si abbraccia in una visione unica
e grandiosa tutta la gola, apprezzandone la selvaggia bellezza con il
minimo sforzo ed il minimo rischio.
Ma
il parco delle gole di Vikos non è soltanto spettacolo: infatti
a dispetto delle apparenze che lo fanno sembrare arduo e inviolabile esso
è altamente fruibile. Il fondo delle gole è percorribile
per una decina di chilometri, cinque dei quali facili e ben attrezzati,
e si raggiunge da vari punti, dall'alto e dal basso. Inoltre le montagne
che ne costituiscono la spettacolosa cornice, con le loro ardite e tormentate
creste dolomitiche, sono percorse da molti sentieri di ogni grado e difficoltà,
che partono da centri di vacanza caratteristici
e ben conservati.
Le montagne
Tornati
sulla nazionale per Kozani si incontra dopo una ventina di chilometri
il bivio per Aristi, Vikos e Papingo. La strada prima sale fino ad Aristi.
Da qui si può deviare per Vikos, da dove si può penetrare
nel cuore della gola da mezza altezza: non ne vale la pena, poiché
il fiume é secco ed il sentiero disagevole e poco panoramico. Proseguendo
diritti da Aristi si scende poi sul fiume Voidomatis (quello che crea
la gola) in un parcheggio assai comodo. Da qui parte un comodo e breve
sterrato che porta in pochi minuti ai resti del monastero di Panagia Spiliotissa
(Madonna delle grotte), un tempo abbandonati, e oggi in fase di restauro.
Il santuario si erge su di una guglia rocciosa e dall'alto del campanile
si può ammirare una bella vista sul fiume che serpeggia tra il
verde cupo e le ripide pareti rocciose. Dal parcheggio partono due sentieri,
uno verso monte e uno verso valle, di 5 km ciascuno, che percorrono le
gole di Vikos sul fondo, seguendo il corso del fiume. Quello vero monte
è più aspro e difficile, e dopo il primo chilometro l'acqua
comincia a mancare, Assai più bello e facile il secondo, che tuttavia
conviene prendere da valle, come vedremo in seguito.
Proseguendo
in camper dopo il parcheggio la strada si inerpica per numerosi tornanti
(terribili a vedersi ma facili a farsi) verso Papingo. Superata la salita
si trova un altopiano da cui si hanno delle vedute splendide sul monte
Timfi (2500 m), e alla fine si arriva a Papingo bassa. 
Anche
da qui partono sentieri verso le gole, ed il paese è assai grazioso
e intatto, come tutti quelli della zona, e merita una visita. Ma per effettuare
delle escursioni conviene attraversarlo (il passaggio è angoscioso
ma brevissimo) e portarsi a Papingo alta, poco distante. Da qui le indicazioni
vi condurranno sia in cresta per sentieri lunghi e difficili sia verso
mete più vicine ed accessibili. Ne vale la pena, soprattutto se
non fa troppo caldo. Notevole è l'aumento del turismo rispetto
al passato, anche se ancora limitato ai soli greci.
GOLE DI VIKOS: sul fondo del baratro
Il
punto migliore per esplorare il fondo delle gole di Vikos si ha nei circa
5 chilometri a valle del parcheggio citato in precedenza, e dell'ingresso
nel canon vero e proprio. Il percorso è comodo e pianeggiante,
la gola ha pareti più basse ed è più luminosa e facile
da percorrere,
e il paesaggio è assai vario: inoltre le acque sono abbondanti,
rendendo l'escursione quanto mai piacevole.
L'inizio
della escursione si trova tornando sulla nazionale e procedendo ancora
per pochi chilometri verso Kozani: ad un certo punto si passa su di un
ponte sul fiume Voidomatis: subito dopo un bivio, e una strada asfaltata,
conducono in breve all'hotel Farangi (le gole), isolato nei pressi di
un vecchio ponte, e con ampi spazi di parcheggio. Accanto al ponte inizia
il sentiero, molto ben attrezzato, che risale il fiume passando accanto
a dei platani giganteschi, penetra entro spettacolari meandri scavati
tra le pareti a picco, attraversa dei magnifici boschi di platani secolari,
e giunge anche alle rovine (restaurate) di un piccolo monastero, che conserva
ancora una cappella con pregevoli dipinti. Poi prosegue così fino
a che arriva a Panaghia Spiliotissa ed al parcheggio segnalato in precedenza.
Lungo tutto il percorso molti sono i punti che invitano a sostare, e magari
anche ad una bella rinfrescata, la cui durata difficilmente supera i pochi
secondi, perché la temperatura delle acque è veramente polare.
La più invitante delle spiaggette si trova tuttavia proprio all'inizio
del sentiero, nei pressi del vecchio ponte.
Vale
la pena a questo punto di procedere ancora un poco, fino a Konitsa, dove
l'attenzione viene subito catturata da un altro bellissimo ponte incorniciato
dalle pareti di un'altra splendida gola: si tratta della gola dell'Aoos,
che fa ancora parte del Parco (che infatti si chiame parco nazionale di
Vikos - Aoos). Un comodo sterrato risale a lungo la gola, che può
anche essere percorsa sul greto del fiume, le cui acque sono meno abbondanti
di quelle del Voidomatis, ma proprio per questo assai meno fredde, anche
se meno limpide. Un bagno in queste acque tiepide è l'ultimo ricordo
di questo splendido parco. Dopo di che non resta che tornare a Igoumenitsa
per la via più breve e diretta.
(Per
maggiori dettagli: PleinAir 347, Giugno 2001; PleinAir 261,
Aprile 1994)
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